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C’erano giorni, tanti anni fa, in cui il rumore leggero di una Lambretta tagliava l’aria del mattino.
Era il nonno a guidarla. Lavorava per l’UNES, quella che allora era la vecchia agenzia elettrica nazionale: un nome che suonava forte e importante, e che portava luce nelle case e speranza nei cuori.
Con la sua Lambretta, il nonno andava ovunque. Era il suo mezzo di lavoro, certo, ma presto divenne molto di più. Quando incontrò nonna Rita, la Lambretta si trasformò in compagna di avventure. Le scampagnate nei fine settimana, i giri tra le colline, i picnic improvvisati con una coperta, del pane e formaggio, e il vento tra i capelli. Era la libertà. Era la giovinezza.
Anche dopo il matrimonio, la Lambretta restò parte della loro vita. Bastava un po’ di sole e la voglia di uscire, e via, tutti e due sopra quel sellino stretto ma comodo, a cercare nuovi scorci, nuovi tramonti.
Poi, come accade spesso, la vita prese altre strade.
La famiglia crebbe: arrivarono Elena, Emanuela, Filippo e Claudio. I bisogni cambiarono, e la Lambretta finì silenziosamente in un angolo del garage, come un ricordo che non fa rumore, ma che resta lì, paziente.
Passarono gli anni. E fu allora che Rita, l’attuale custode della Casina di Dody, la riscoprì. Era lì, coperta di polvere ma ancora piena di dignità. Non era solo un vecchio motorino: era un pezzo di storia, un testimone silenzioso di amore, fatica e felicità.
Con dedizione e rispetto, Rita si mise all’opera. Restaurò ogni pezzo, cercò i ricambi originali, sistemò la carrozzeria. La riportò esattamente com’era. Ma non si fermò lì: si occupò anche di iscriverla nuovamente, con i documenti in regola, mantenendo però tutta la documentazione originale, quasi a dire: “La tua storia vale!. E non la perderemo.”
Oggi quella Lambretta vive di nuovo. Non solo come mezzo, ma come memoria. È il simbolo di un tempo che fu, di sacrificio e lavoro, di cuori pieni di speranza, e di un amore che ha saputo attraversare le stagioni.
Produttore: Innocenti S.A. (Milano)
Modello: Lambretta 125 B
Anno di produzione: 1948–1950
Serie: È la seconda serie di Lambretta prodotta, successiva al primo modello 125 M del 1947.
Design: Progetto di Cesare Pallavicino e Pier Luigi Torre.
Motore: 2 tempi, monocilindrico da 123 cc
Potenza: circa 4.3 CV
Cambio: 3 marce a manopola
Trasmissione: catena
Avviamento: a pedale (kick starter)
Velocità massima: circa 70 km/h
Peso: circa 60 kg
Ruote: da 8 pollici
Telaio: tubolare in acciaio, motore portante
È la prima Lambretta ad adottare sospensioni anteriori e posteriori, rispetto alla 125 M che aveva solo un telaio rigido.
Sella sdoppiata: due sellini separati, uno per il pilota e uno per il passeggero, montati su molle — un dettaglio molto tipico del design post-bellico.
Era pensata per essere economica, resistente e semplice, adatta all’Italia del dopoguerra.
Il modello veniva venduto a un prezzo accessibile ed era pubblicizzato come una valida alternativa alla bicicletta o all’automobile.
Il nome “Lambretta” deriva dal fiume Lambro, che scorre vicino agli stabilimenti Innocenti a Lambrate, Milano.
La 125 B fu un grande successo commerciale, e aprì la strada ai successivi modelli “D” e “LD” negli anni ‘50.